La storia del paguro Bernardo
C'era una volta un piccolo e strano animaletto che assomigliava ad un granchio.
Anzi, era proprio un granchietto!
Si chiamava Bernardo.
Questa è la storia del paguro Bernardo.
Povero Bernardo! Da quando è nato da mamma pagura (che si chiamava Clarina) ha passato tutta la vita a cambiare casa, così
come avevano fatto sua mamma, suo papà e i nonni e tutti i paguri del vicinato. Che fatica...
Infatti i paguri, che presi uno per volta sono anche simpatici, crescono sempre ogni volta che mangiano. Se fate il conto che
un paguro mangia almeno tre volte al giorno piccoli pesciolini, larve e tenere foglioline di alga marina come fosse insalata,
potrete capire che almeno due volte al mese, crescendo, devono lasciare la conchiglietta che fa loro da cameretta, ripostiglio e riparo quando piove. Diventa stretta! Comunque ho qualche dubbio
che a Bernardo serva da riparo quando piove, visto che i paguri vivono nel mare e sono sempre bagnati...
Allora, dicevo. La conchiglietta che i paguri si portano sempre dietro e che serve da casina, diventa sempre più stretta. E
si deve cambiarla con una più grande molto spesso, lasciando la piccola ad altri fratelli più giovani. Il problema è che, di questi tempi, di conchiglie libere più grandi di quella che devono
lasciare ce ne sono poche! La spiaggia è affollata a Pagureide e c'è un continuo movimento di paguri in cerca di nuove e più agevoli conchiglie: tutti con lo stesso problema abitativo.
Ma ormai Bernardo si era abituato a questa storia che si era già ripetuta più volte.
Era diventato un bel pagurotto, grassoccio ed appetitoso per gli uccellacci che vivacchiavano ai bordi di Pagureide.
Si, certo; gli uccellacci. Un altro problema che Bernardo aveva tutte le volte che si trattava di cambiare casa. Un pigrone, era!
E già da bambino la mamma Clarina gli diceva:
- Dai, Bernardo! Cerchiamo una nuova conchiglia per te, quella che hai ti è diventata stretta! Non vorrai fare come l'altra volta che non ci entravi più e sei rimasto fuori da quella che avevi
che non ti arrivava neppure alle antenne! Lo sai che se non ti ripari dentro, la sera, gli uccellacci quando hanno fame mirano ai paguri senza conchiglia e se li pappano? Vuoi finire nel becco di
uno sciocco gabbiano? -
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Il Paguro Bernardo è un piccolo crostaceo marino che nasce senza la conchiglia che dovrebbe dare protezione al suo addome molle: senza sarebbe troppo esposto ai predatori. Allora si cerca una
conchiglia comoda e lì dentro si protegge.
Crescendo durante la vita è obbligato, dal suo aumentare di dimensioni, ad abbandonare la conchiglia che ha trovato.
Quindi, ad un certo punto si trova davanti al dilemma di restare protetto nella sua conchiglia ormai stretta, o abbandonarla per cercarne un’altra.
Il dilemma è dato dal doversi trovare senza riparo nel mentre cerca nuova casa, esposto al rischio di essere predato oppure rimanere, seppur scomodo, nell'ormai piccolo riparo. Ma è solo un
procrastinare un evento necessario, non rinviabile.
Allora diventa predatore, per necessità; uccide un altro mollusco e si impossessa della sua conchiglia.
Minimizza il tempo durante il quale resta indifeso e risolve il dilemma. Se tergiversasse troppo nella angusta conchiglia, prima o poi si troverebbe in grande difficoltà al punto di dover
lasciare per forza la ormai scarsa protezione magari con la prospettiva di una lunga e pericolosa ricerca di una nuova sistemazione più sicura.
Chi si cuoce lentamente nel dilemma prima o poi è obbligato ad ammettere la necessità di dover anticipare le scelte nei confronti del punto dove queste scelte non sono più percorribili perché
ormai passate e non più valide.
Se il crostaceo dovesse abbandonare per forza di spazio la sua vecchia conchiglia, chi gli garantirebbe di poterne trovare una adatta al suo scopo in poco tempo per non rischiare di diventare
cibo per uccellacci??
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Si ... lo so ... la storia non è finita ... ma le favole servono per spiegare una morale, non per avere un lieto fine; o comunque non per forza.
La favola la finirò, prima o poi la finirò, lo giuro! Un finale adatto bisognerà per forza trovarlo.
Destino
Ovvero: come ho trovato il finale della storia di cui sopra
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Chi ha presente quando esci con l'intento di prendere qualcosa e, inesorabilmente, torni a casa a mani vuote? Pescatori e cacciatori di tutto il mondo...
Poi succede qualcosa di inevitabile: ti togli dalla mente la pretesa e quello che avevi appena smesso di cercare si presenta davanti a te e con l'aria di sfida, sembrando volerti dire che sei
sufficientemente sciocco da riporre i tuoi desideri nel dimenticatoio troppo in fretta. Abdicatio precox. Meglio questo 'precox' dell'altro più famoso...
Ma tutto questo deve prescindere dal d-e-s-t-i-n-o.
Dovevo davvero farmi un giro in moto quel giorno. Così, per distrarmi, per sentire quella sensazione di leggerezza che solo la pratica delle passioni può darti.
E lo voleva davvero anche il destino che io decidessi di prendermi il primo vento fresco sulla faccia. Cosa ambigua il destino, astrazione mentale per laici e non credenti che si contrappone al
volere delle Supreme Entità che pianificano la tua vita obbligandoci a regole alle quali non puoi (non dovresti) derogare.
Invece non sembra vero che il filo degli accadimenti sia stato già dipanato perchè tutto scivoli nei dovuti modi. Ma a cose fatte me ne sarei fatto una ragione.
Un'altra considerazione che tocca fare è che lui è un accanito giocatore di dadi - niente gratta e vinci nei massimi sistemi, qui si gioca con la vita delle persone - e il dado può dare
diversi possibili risultati. Così possiamo capire che il destino non è proprio un destino ma un giardino dei sentieri che si biforcano (eh eh .. lo sguardo assente di Borges). Tu
arrivi ad un certo punto, questo tira i dadi e poi ti porta sulla strada che ha scelto. Nessun libero arbitrio, nessuna possibilità di vagliare una scelta in base alle tue credenze, sempre
ammesso che ce ne siano o addirittura che poi siano sufficientemente più forti della sua scelta già scritta.
Ma quel giorno avevo voglia di barare, oppure ero distratto o lo era lui; forse il meccanismo aveva trovato un grano di sabbia. Si potrebbe persino pensare che solo ai motori immobili di perfetta
fattura, e quindi infallibili, sia data la possibilità, una su un milione, di essere fallaci. Oppure ai dadi, consunti dall'eterna partita e prima di essere sostituiti per sfinimento, si erano
cancellate le facce. Insomma non ce l'ho fatta. Non bisognerebbe sfidare il destino, è un bullo di provincia che si incazza ogni volta che ha la sensazione che lo fai fesso. Ed è anche
vendicativo.
Cambio la mia decisione e vado verso il mio felice destino. Ed è stato come l'uomo torcia dei Fantastici Quattro in visita al laboratorio dei fuochi artificiali.
Una Brioche
Zaliope: "Buongiorno! Bella giornata oggi eh?"
Gigetto, il ragazzo del bar: "Buongiorno! Si, la primavera .."
Z: "Fammi un capuccino, senza schiuma, latte tiepido, cacao (poco) sopra e caffè molto ristretto; e una brioche."
G: "Si, questo arriva alle 10, di 'prima' mattina e vuole anche la brioche... finite!!"
Z: "Uhm.. vabbè... fammi allora un caffè in tazza calda molto lungo corretto latte caldo e con la schiuma ed una brioche, va.."
G: "Ehhh.. finite...le brioche... finite..."
Z: "Senti, guardami negli occhi, ho fretta ed un sacco di lavoro da fare sul mio tavolo dello studio; non voglio scherzare. Dammi, e in fretta, un the al bergamotto con mezza fetta di limone. E
una brioche che ho fame."
G: (Urlando verso il retro del bar) "Capoooo!!"
Nino, il padrone del bar: "Uèzaliope!Seipropriovenutoprestooggiafarecolazione!"
Nino parla così, con tutte le parole attaccate dette senza prendere fiato. Quando leggete di Nino fate come se le parole fossero tutte attaccate.
Z: "Fretta... ho fretta.. fammi un latte caldo un po' tiepido ed una brioche. Latte senza schiuma in un bicchiere alto e stretto. Ed una brioche. No, non caldo il latte, fammelo tiepido. Ed una
brioche per favore"
N: "Scusami ma oggi c'è il mercato e ho servito molte colazioni, c'è stato un calo di tensione elettrica e così il forno non ha funzionato bene, la mia gatta ha partorito stanotte, ho trovato due
gomme dell'auto bucate e stamattina ho sbagliato a mettere le scarpe e ne ho su due diverse, pensa una blu ed una nera... ... ... niente brioche"
Z: "Si, ho capito, giornata che inizia male.. fa nulla: mettimi una brioche in un sacchetto che me la mangio in studio, ho fretta"
Si può insistere per avere ma non pretendere per ottenere.
Puoi picchiare i pugni per terra fino a farti male anche alle ginocchia, mentre ti disperi perchè non riesci ad ottenere quello che vuoi.
Ma è inutile. Tutto quello che è indipendente dalla nostra volontà, tutto quello che entra in relazione con gli altri è necessariamente frutto di una mediazione che ti avvicina verso le loro
lecite esigenze; che non è altro che il frutto del compromesso che devi fare con te stesso e con le tue altrettanto lecite pretese.
E il livello della tua saggezza è proporzionale al sapere accettare queste regole del gioco.
A volte mi sembra proprio di essere entrato, come fossi l'uomo torcia dei Fantastici Quattro, nella bottega dove si fanno i fuochi artificiali. E invece ti sei solo tuffato in una piscina piena
di quel liquido che mettono dentro gli estintori. E ti spegni.
Tutte questo papiro per sintetizzare in 'Chi troppo vuole, nulla stringe'.
Foglio bianco
Non c'è nulla di più pauroso che avere qualcosa da dire a sè stessi e mettersi davanti ad un foglio bianco.
E' la paura di analizzarsi, è la paura che, scrivendo, escano tutte le cose che non vuoi dirti, che non vorresti dirti.
Ma c'è una illogicità in tutto questo: la paura è un sentimento che ti assale quando c'è qualcosa del quale ne temi gli effetti, ma che esiste. Quindi, in quanto realtà, è inutile fare finta di
nulla ed ignorare. E' per questo che spesso, a causa di questa spiacevole sensazione, cerchiamo di distogliere la mente dal momento speculativo che ognuno di noi dovrebbe esercitare un po' più
spesso. Per allontanare i pensieri che spesso ci portano - anzi inesorabilmente - verso le nostre paure e alle continue analisi di come superarle o di come minimizzarle.
Ma come, ed addirittura peggio, del Paguro Bernardo, che procrastina un evento che accade inesorabilmente, lo struzzo si nasconde al problema sperando che, non vedendolo infilando la testa nella
sabbia, tale intoppo nella sua vita sparisca. Occhio non vede cuore non duole.
Un foglio di carta, bianco. Che piano piano si riempie di autoconfessioni, di intarsi di pensieri, di paure. Mai di speranze che servono solo nei momenti migliori perchè sei sicuro che una
speranza ha solo connotati positivi e non ti possono rovinare il momento che stai vivendo.
E scrivi, scrivi, sperando di non avere mai il coraggio di far leggere le tue confessioni a nessuno; perchè questa è una regola del gioco: sono confessioni fatte a te stesso, scrivi per un
principio maieutico che serve solo a te. Le confessioni fatte a qualcuno non hanno la stessa forza di verità. E se ti capita di volere, fortissimamente volere, che qualcuno legga i tuoi tormenti,
questa deve essere una persona davvero speciale.
Innumerevoli fogli di carta scritti e poi stracciati e gettati via un po' qui ed un po' di là: chissà mai che qualcuno si diverta a rimettere insieme i pezzi per leggerti di nascosto.
Una sosta; una sigaretta. Lo sguardo che scende al cassetto sotto la scrivania. Non lo apri da mesi e la curiosità ti prende. Nel cassetto c'è un foglio spiegazzato che attira l'attenzione; lo
prendi e incominci a leggere:
"Non c'è nulla di più pauroso che avere qualcosa da dire a sè stessi e mettersi davanti ad un foglio bianco. E' la paura di analizzarsi, è la paura che ..."
Il Principio di indeterminazione
La scienza moderna, addirittura contemporanea, ha introdotto nuovi concetti che, seppur di scarso utilizzo nella vita quotidiana, pur sempre risultano utilizzabili nel loro intrinseco significato
filosofico cioè possono essere applicabili come ipotesi di pensiero.
Prendiamo l'evoluzione dei concetti della meccanica classica Newtoniana in quella concettualmente evoluta data da Schrödinger (1887-1971) di meccanica quantistica.
La nuova teoria rappresenta i sistemi non come entità algebriche, fisse a sé stanti con caratteristiche definite e precise descrivibili nella loro esatta immobilità.
Il pensiero evoluto teorizzato dal nostro impagabile pensatore, disegna la realtà con concetti di relazioni tra entità: non esiste il presente definito se non può essere descritto come una
relazione tra enti. Cioè la realtà è rappresentabile da rapporti piuttosto che da proprietà fisse.
Non sei perchè sei, ma sei perchè vivi.
Una Rivoluzione.
Nulla esiste se non è relazionabile al tutto che lo plasma al livello di realtà; se non sei descrivibile come in relazione col mondo che ti circonda non sei nulla perchè non sei rappresentabile.
E solo se sei rappresentabile sei reale.
Sono degli aridi Meccanici...
Qui ci potremmo già porre il problema di applicare il concetto alle religioni, ma non è il caso di trattare di cose così complesse. Rimaniamo al comune e crudo dell'essere umano, degno di
poter essere qualcosa solo se c'è relazione col tutto.
Come dicevo prima, la nuova teoria evoluta è, prima di tutto, un concetto filosofico; qualcuno ha tentato di applicarlo al quotidiano 'camminare per la strada'.
Da tutto ciò detto deriva che in noi sono sempre contemporaneamente presenti due opposte ma latenti condizioni che possono essere esprimibili, ma sola una per volta, solamente nel momento che
desideriamo che una delle due condizioni siano scoperte. Non possiamo sapere chi siamo se non esercitiamo lo stimolo affinchè una delle due condizioni si esprima.
E' il 'Paradosso del gatto' di Schrödinger il quale dovrebbe aver passato notti insonni non per riempire interi fogli di calcoli e formule ma per rendere questo suo concetto al livello
degli umani per renderlo comprensibile.
Prendiamo una scatola di metallo, infiliamoci dentro un gatto - vivo – ed un marchingegno che rileva la possibilità che un evento accada. Che ne so.. per esempio che un elettrone decada dal suo
stato. Se consideriamo l'intervallo di tempo di un ora, l'elettrone dentro la scatola può decadere come anche non decadere. Appunto indeterminazione. E se il detto marchingegno rilevando la
decadenza dell'elettrone rompesse una fiala di veleno dentro la scatola, dobbiamo considerare che il gatto, per noi osservatori esterni e nell'intervallo di quest'ora considerata, è SIA VIVO CHE
MORTO al tempo stesso, una mescolanza di due stati contrapposti di egual peso. Ricordiamoci che il gatto è isolato dentro la scatola e che per noi non c'è osservazione diretta della situazione.
Solo l'apertura della scatola allo scadere dell'ora ci rivelerà la vera condizione del povero felino. Ma, purtroppo o per fortuna, all'apertura della scatola questa condizione di gatto vivo
o morto sarà definitiva e certa (per noi che stiamo conducendo l'esperimento, per il gatto non so...).
Quindi possiamo dedurre che non possiamo sapere se siamo in una condizione finchè non diamo fine all'esperimento che ha per oggetto questa condizione.
In una partita a briscola, l'ultima carta in mano all'avversario – se siamo degli imbelli giocatori – sappiamo potrà essere, facciamo l'esempio, o l'asso o il quattro. La carta è entrambe i
valori. Ma certamente, finalmente giocata dall'avversario, è l'una o l'altra!
Già il mondo è pieno di incertezze; ma così mi viene paura anche ad avere un gatto: e se una mattina mi svegliassi col povero animale stecchito a causa di un banale decadimento di un non so quale
elettrone di un qualsiasi atomo di una tal particella di polvere posta in un qualsiasi angolo di una delle stanze del mio appartamento?
Lascia cantar della bella amante che incorse di vita
la trista sua strada mediana.
Correte, correte: la farsa dolente di lacrime e armi
per l'amante lontana.
Men che in una stagion, col pensiero legato al core dolente,
demolì presto sua cagione.
Solingo, adirato, ancorchè immutato, pose tal fine
senza vera ragione.
La dama, porella, coi boccoli d'oro, spiccò presto l'ali
a spicci amplessi foresti
che sempre son stati, di lei onesto pensiero,
gesti avversi e bui e maldestri.
Vera passione desea trovare coll'omo dipinto intra le nubi
dipinto nel ciel, impossibil d'amare
fatto di languido sogno forzoso sempre volea per sè avocarsi
benchè fosse destin vezzo a cantare.
"Sguaino la spada, rivoglio l'amore!
non lascerò cotal vero favore,
sembra la festa del Redentore!
Tanto svelare, tanto rimare
un tuono invernale e nulla rimane.
Demone nero di nessuna razza,
con l'uomo straniero
danzatrice pazza!
Presa per mano senza l'impegno
uno scrivano privo d'ingegno.
Piccolo astro ch'è di sponte lontana
arma la mano che verga la carta
slega il viluppo di questa panzana
dipana la storia ch'è ancora coarta"
Fece di petto il gesto sicuro
di pascolare la serpe nel prato.
Senza valere, sicuro e diretto,
che questa la sera, il velen già ti ha dato.
Mai per ferire alcuna ferita
scappa lontano ove il nulla ferisce,
prende la ripa del più malo dei siti,
confida un suo dio che lo annerisce.
Fitto nel cuore stipava i pensieri,
come il castello tutti gli alfieri,
quanto voleva che'l pesiero si sfuma
delle parole dette di schiuma.
Un passo alla volta